Incontri nelle scuole
Il principio che ha ispirato questo progetto è legato all’idea di “incontro” e di “scambio” tra i ragazzi, nell’ottica di facilitare tra loro la condivisione e la crescita comune.
Gli adolescenti si avvicinino ai loro coetanei per conoscerli e per socializzare anche se, talvolta, tale avvicinamento può essere reso difficile da alcuni impedimenti.
Spesso è proprio la diversità che diventa un ostacolo alla relazione, soprattutto se viene vista come un elemento negativo e di pericolo.
Le differenze legate all’orientamento sessuale, sono tra quelle che di più spaventano i giovani adolescenti.
La scuola è uno spazio in cui il ragazzo, oltre ad essere istruito, dovrebbe essere educato alle relazioni, allo scambio, allo stare insieme in un clima di convivenza civile, rispettoso in cui vi sia l’accettazione dell’altro e delle altrui differenze e in cui lui si possa spendere valorizzando la propria specificità, unicità e differenza.
Obbiettivi degli incontri.
L’idea di sviluppare un “progetto scuole”, è nata dal pensiero di informare i ragazzi dell’esistenza dell’omosessualità, come una delle tante realtà che sono parte della nostra cultura e della nostra società e che non rappresenta una minaccia. Una adeguata informazione può consentire che:
-Venga fatta chiarezza sugli aspetti legati all’omosessualità:
in sostanza cos’è e cosa non è.
-Si riducano i luoghi comuni più diffusi come ad esempio che l’omosessualità è una malattia o conto natura.
-Si riducano gli effetti del bullismo (vedere paragrafo seguente).
Effetti del bullismo - il fenomeno “branco”.
Non mi propongo in questa sede di fornire una descrizione del bullismo, ma dei suoi effetti quando “viene attuato”, in contesti di gruppo, a scapito della persona “diversa” e, in questo specifico caso, del ragazzo o della ragazza omosessuale.
Ho rilevato in molti casi quanto l’omosessualità smuova nei gruppi - soprattutto di ragazzi - reazioni molto forti.
In un cotesto gruppale del genere, il ragazzo omosessuale può subire derisione, scherno, esclusione ed emarginazione. Talvolta si crea l’effetto “branco” per cui un gruppo di “forti” e “coalizzati” si accanisce conto la “vittima” indifesa.
C’è anche la possibilità che il ragazzo omosessuale, si auto escluda per paura dell’esclusione o per paura di subire discriminazioni, come se volesse mettersi al sicuro.
Nel caso in cui il ragazzo omosessuale scelga di non rivelarsi, pur di rimanere nel gruppo ed esserne parte, probabilmente segue una delle seguenti strade:
1) Assume atteggiamenti di emulazione di quelli che sono i comportamenti del gruppo, manifestando interesse per le ragazze e quindi si comporta come se fosse eterosessuale.
2) Assume un atteggiamento “neutro” - non si dichiara e non si esprime in nessun modo, per cui viene percepito come se fosse “asessuato” oppure molto “riservato”.
3) Assume atteggiamenti di emulazione dei comportamenti omofobici degli altri partecipanti del gruppo ed esplicita disapprovazione dell’omosessualità “degli altri”.
In una cornice del genere il ragazzo si trova a vivere represso, negato, “obbligato” ad assumere un “falso sé”, con tutte le conseguenze che si possono immaginare a livello di autostima e di rapporto con sé stesso e con gli altri e, così facendo, prendere le distanze dalla propria omosessualità.
Periodo.
L’esperienza abbraccia un periodo di un anno (aprile 2005 - marzo 2006)
Struttura degli incontri.
Gli incontri sono stati pensati per le assemblee di istituto che coinvolgono generalmente un elevato numero di studenti: di solito da 200 a 500.
L’incontro è frontale (dato il numero non è possibile un incontro in cerchio come sarebbe auspicabile in un piccolo gruppo) e in spazi molto grandi come aula magna, cinema o teatro. L’incontro impegna una mattina ed è così strutturato:
1) Proiezione di un film a tematica omosessuale concordato con la scuola.
2) Breve intervento per spiegare alcuni aspetti come:
-Omosessualità: definizione e caratteristiche generali.
-Omosessualità e transgenderismo-transessualismo specificità e differenze.
-Il processo di presa di coscienza e di accettazione ed il coming out.
-I vissuti più comuni nell’adolescente omosessuale.
-L’omofobia nella cultura eterosessuale e l’omofobia interiorizzata in persone omosessuali.
-Il rapporto con la famiglia e gli altri in generale.
3) Dibattito con possibilità di domande libere da parte degli studenti.
I ragazzi in genere rivolgono le domande direttamente a voce, oppure possono scriverle su un foglietto che viene inserito in una scatola che viene fatta girare nell’aula o, ultimamente, mandando un sms al rappresentante degli studenti di riferimento.
Numero incontri – studenti coinvolti.
I 7 incontri tenuti in varie scuole, hanno coinvolto circa 2.500 studenti e diverse decine di insegnanti.
Osservazione generale degli incontri.
Riporto di seguito alcuni elementi che ho riscontrato durante gli incontri:
Tipo di interesse.
L’interesse per l’argomento si è quasi sempre dimostrato elevato anche se i ragazzi a volte si sono espressi in modo timido e riservato, soprattutto all’inizio degli incontri.
Non sempre l’interesse “reale” è facilmente rilevabile, poiché i ragazzi “più interessati” a volte non chiedono e mantengano una posizione defilata, oppure chiedono all’amica fidata di formulare la domanda per loro conto.
Questo vale sia per i ragazzi omosessuali, che temono di rivelarsi mostrando interesse per l’argomento, sia per i ragazzi eterosessuali che temono di essere scambiati per gay se rivelano curiosità; infatti questi ultimi, spesso, tendono a precisare che fanno la domanda ma che “loro sono a posto”.
Domande.
Le domande rivolte sono varie anche se alcune sono “ricorrenti” ed emergono in modo regolare: ecco le più frequenti:
-Perché una persona diventa omosessuale?
-Come fa una persona a capire se è omosessuale?
-Come reagisce la famiglia e come reagiscono gli amici?
-Nella coppia “chi fa l’uomo” e “chi fa la donna”?
-Come si può fare per aiutare una persona gay in difficoltà?
-Come si vive la persona in relazione a quello che dice la chiesa?
Obiezioni rivolte – prendere le distanze.
Sono state espresse delle “obiezioni” (il non essere d’accordo), che a volte ricalcano i luoghi comuni e i pregiudizi più diffusi: ecco quelli che emergono in modo regolare:
-L’omosessualità è contro natura – è sbagliata.
-L’omosessualità è una malattia.
-E’ sbagliato che due omosessuali si possano sposare.
Oppure prendono le distanze; ecco alcuni esempi:
-A me non interessa cosa uno fa nella sua vita basta che stia lontano da me.
-L’omosessualità è una cosa privata che va vissuta nel privato.
Atteggiamento dei ragazzi.
L’atteggiamento è quasi sempre stato rispettoso e le “obiezioni” sono state espresse con senso della misura. Questo aspetto è andato migliorando negli anni e questo forse rivela un significativo aumento della sensibilità sull’argomento.
Taciuto e non detto.
L’idea che ho avuto in molti incontri, era che vi fosse molto di “taciuto” e avevo la percezione netta che alcuni aspetti emergevano solo in minima parte.
E’ stato possibile cogliere parte di questo taciuto somministrando – quando è stato possibile - dei questionari anonimi in cui i ragazzi erano invitati ad esprimere il loro pensiero. Da questi questionari, è emersa l’alta differenza tra quello che viene detto pubblicamente e quello che viene invece comunicato per iscritto in modo anonimo. Infatti molte osservazioni contenevano fastidio, disgusto e sarcasmo e qualche volta degli insulti.
Risultati raggiunti.
L’obbiettivo principale degli incontri era quello “informativo”, come detto in precedenza, ovvero portare al maggior numero di ragazzi, informazioni chiare e semplici sulla questione dell’omosessualità.
I 7 incontri hanno coinvolto circa 2.500 studenti e diverse decine di insegnanti, che hanno ricevuto delle informazioni sull’argomento.
All’interno di questi incontri è stato possibile raccogliere varie impressioni e spunti da cui poter sviluppare progetti futuri più mirati e di approfondimento.
Ipotesi di progetti futuri.
Come sopra evidenziato gli incontri hanno portato dei risultati sul piano della visibilità e dell’informazione in senso generale, ma non hanno permesso che l’argomento potesse essere sviscerato ed approfondito, soprattutto rispetto ai vissuti e alle difficoltà dei ragazzi.
In futuro sarà interessante sviluppare dei laboratori che lavorino sulle “differenze”, non solo legate all’orientamento sessuale, ma alle differenze in senso più ampio, per fare in modo che i partecipanti si possano misurare con l’alterità (vedi pagina), ovvero con il diverso e con le emozioni che questo tipo di rapporto può muovere in loro. L’obbiettivo è quello di portare i ragazzi ad avvicinarsi all’altro senza averne paura, proprio perché hanno potuto compiere un loro percorso personale per capire quale sia il “loro centro” e dove si trovano rispetto all’altro.