FAQ - Counseling e sue applicazioni

1 - DOMANDE-RISPOSTE relative al COUNSELING e alle sue APPLICAZIONI

1.1 - Perché è stato creato il servizio “sostegnogay”? Ovvero che senso ha un servizio di counseling rivolto in modo specifico a persone omosessuali, bisessuali e trans?


In Italia sono pochi i professionisti che trattano in modo specifico le tematiche legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, che abbiano quindi una preparazione specifica in questo ambito. Inoltre professionisti come psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, counselor, educatori, spesso non sono preparati ad affrontare una persona omosessuale, bisessuale e trans, proprio perché non conoscono a fondo i molti aspetti legati al vivere quotidiano di queste persone, i loro “significati”, il loro “linguaggio” e il percorso di vita spesso di grande sofferenza e dolore, avuto fino a quel momento.
Altro atteggiamento che a volte si riscontra in alcuni professionisti (oggi molto meno che in passato), è la tendenza a considerare l’omosessualità come il risultato di qualcosa che non ha funzionato nella vita di una persona e, di contro, l’idea di intervenire per risolvere e “curare”. La funzione di un professionista è cercare di portare la persona a superare quegli ostacoli che le impediscono di vivere serenamente la propria vita affettiva e sessuale qualunque sia il suo orientamento sessuale.

1.2 - Perché una persona omosessuale, bisessuale o trans, si rivolge ad un professionista omosessuale?

Perché può essere più facile sentirsi compresi, capiti ed accettati integralmente. Perché il rapporto si fonda su “radici comuni”, su esperienze condivisibili, perché è “simile” il percorso di vita fatto (presa di coscienza, difficoltà di accettazione ecc.). Inoltre con un professionista omosessuale può essere più facile parlare di questioni “intime”, che possono altrimenti generare imbarazzo.

1.3 - Come opera un counselor?

Il counselor come professionista nasce nel mondo anglosassone, dove trova una grande diffusione, ed è presente in molti ambiti come nella scuola, nelle aziende, negli ospedali, nei gruppi di auto-aiuto, nelle comunità e in contesti che necessitano di un “agevolatore nella relazione di aiuto” oltre che in ambiti clinici.
Qualsiasi rapporto quotidiano può avere una qualità di “aiuto” di uno dei due soggetti impegnati nella relazione – genitore e figlio, insegnante e allievo, terapeuta e paziente – riservando alla parola “aiuto” un significato specifico di accettazione profonda, di accoglienza e attenzione piena e sincera verso la persona.
Il counselor agevola il cliente a prendere coscienza delle proprie risorse e capacità per fronteggiare la crisi, il problema vissuto. Questa consapevolezza di sé e della propria autonomia, genera un cambiamento che coinvolge spesso tutti gli aspetti della vita, portando alla possibilità di scegliere il come vivere, come “essere al mondo” e come rapportarsi agli altri.

1.4 - Quali sono le differenze tra psicoterapia e counseling?

Sia la psicoterapia che il counseling mirano ad ottenere il benessere e la salute psicofisica della persona, ma è l’ambito di intervento ad essere diverso.
In generale la psicoterapia mira alla ristrutturazione e al cambiamento dell’intera personalità, talvolta attraverso la ricognizione delle esperienze infantili lontane nel tempo, matrici delle esperienze attuali. Il counseling trova il suo campo privilegiato di applicazione nel presente, rispetto ad un problema o ad un disagio specifico e fornisce alla persona un sostegno per portarla ad identificare il problema in modo chiaro e in modo anche da individuare le proprie risorse personali per far fronte al problema e al disagio di quel momento.

1.5 - Quali sono i tipi di richieste di aiuto che maggiormente riceve il servizio sostegnogay?

Le tematiche portate al servizio SostegnoGay sono varie ma hanno come comune denominatore il malessere, la sofferenza, il conflitto, le paure, il disagio e la confusione. A fronte di questo le persone chiedono aiuto, sostegno, bisogno di far chiarezza e di stare meglio. Di seguito sono elencate le tematiche e le richieste maggiormente portate che sono raggruppate per tipologia per facilitare la comprensione:
-La difficoltà a riconoscere e poi accettare il proprio diverso orientamento 
 sessuale: “omosessuale o bisessuale”.
-La confusione sul proprio orientamento sessuale: “sono o non sono
 omosessuale?”.
-La paura di essere scoperti e quindi la tendenza a “nascondersi”.
-Paura del rifiuto da parte della famiglia o della società.
-La tendenza a cercare di cambiare e correggersi: "pensare di
 diventare eterosessuale".
-La paura di deludere e perdere l’affetto e la stima delle persone amate.
-Un senso di colpa e di vergogna per il fatto di "essere sbagliati".
-Il bisogno e il desiderio di viversi e di realizzarsi come persone sia sul piano
 affettivo che sessuale.
-La fatica a tacere la propria omosessualità per il peso che comporta e il
 desiderio, ma anche la paura, di svelarsi.
-Difficoltà in famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro sia nello svelarsi,
 ma anche successivamente se si creano situazioni di tensione, rifiuto,
 pressioni, silenzi pregni di disapprovazione o altro.
-Difficoltà a viversi in una relazioni di coppia soprattutto se "clandestina".
-Disagio - ma anche la necessità - di vivere una “doppia vita”.
-Senso di colpa e conflitti per motivi religiosi o per la non accettazione da
 parte del gruppo (colleghi, compagni di scuola, gruppo dei pari). 
-Il disagio che talvolta le persone omosessuali vivono nel clima  di silenzio-
 assenso oppure silenzio disapprovazione, vissuti in famiglia o in altri contesti
  importanti, dove si avverte l'impossibilità di parlare dell'argomento dove
 c'è  la percezione che si sappia.
-Desiderio di viversi in modo libero e sereno per cui il desiderio di rimuovere
 gli ostalicoli che impediscono questo.
-Per i genitori omosessuali che hanno avuto figli in precedenti relazioni
 eterosessuali, la difficoltà con l'ex compagna-o e la difficoltà
 nel rapporto con i figli.

E' evidente che il peso nonchè gli introiettati che le persone omosessuali si trovano a vivere (omofobia interiorizzata) pongono queste persone su un piano diverso dalle persone eterosessuali che non hanno di certo avuto questi problemi.